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Capitolo 1 – Educare in un mondo che cambia
di Amministratore Utente - lunedì, 31 gennaio 2011, 17:19
  Riflessioni
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Intervento di Suor Anna Maria Cia
di Amministratore Utente - lunedì, 31 gennaio 2011, 17:27
 

Cap. 1 - E’ tempo di scernimento

UOMO-IN-RELAZIONE

- Nel cuore di questa nostra storia travagliata, che ha assistito a tanti fallimenti, non è possibile non pensare l’uomo se non l’uomo-in-relazione, l’uomo-relazione. Così afferma Mons. Nosiglia pag 5 del Testo pubblicato dalla ELLEDICI: autorevolezza dell’educatore, centralità della relazione personale, l’educazione come atto d’amore si aprono impreviste opportunità per chi sa mettersi in gioco con impegno e responabilità e sa gestire le relazioni educative in modi nuovi, coinvolgenti, che sanno affrontare senza timore il problema, sorretti dalla fede in Colui che è il primo educatore, Dio, …

- Oggi, sembra vincente l’immagine dell’uomo ‘solista’. La Persona è un mistero mai definitivamente definibile , è un groviglio mai letto nella sua totalità MISTERO INDEFINIBILE;

- Da qui discende la consapevolezza come Educatori/docenti la necessità di rifiutare certi “dictat” didattici.

- Mons. Nosiglia pag 21 ss ‘L’identità si costruisce solo sulle relazioni, in una trama ricca di rapporti interpersonali sigiificativi. Sono le comunità educative, famiglia, scuola, associazioni e gruppi, che devono essere luoghi di sostegno…. E’ necessario che i vari soggetti coinvolti in campo educativo si parlino e si incontrino su una paiattaforma comune di indirizzi e di valori condivisi.

- Necessitàdi costruire il maggior numero di reti possibili tra le Agenzie educative: Scuola Statale e Paritaria, Associazioni, ecc… Alla fine l’isolamente determinerà non solo inefficacia, forse qualche cosa di peggio …

E’ possibile interpretare la storia attraverso metafore

- Prometeo incontentabile, positivamente bisognoso di fuoco. “La metafora di Prometeo” rappresenta una giovinezza fiera, prorompente, ideologicamente ispirata e "rivoluzionaria", convinta di poter cambiare il mondo.

- Faust: inebriato dal progresso ottiene i mezzi per attingere ad ogni tipo di conoscenza oltre i limiti, mosso al tempo stesso dal desiderio e da un forte sentimento di solidarietà altruistica nei confronti dell’umanità.

- Mistofele ha il fuoco acceso negli occhi; non vedendo perde l’orientamento.

Questo pare essere l’uomo contemporaneo, l’uomo moderno, un uomo senza punto di riferimento: una modernità che non riconosce il passato, il presente in cui si è inseriti sfugge e un futuro che non c’è.

IO-TU: all’inizio c’è la relazione. Valorizzazione dell’originaria vocazione dell’uomo di accogliere e di essere accolto.

“Io non sono più quello che ero prima di incontrare te, qualunque sia l’incontro

“Tu non sei più quello che eri prima di incontrare me”.

I fallimenti sul piano pedagogico e didattico hanno la loro origine in una cattiva antropologia.

La relazione, fuori dubbio, non può essere vissuta sempre, con tutti e con la stessa intensità: i giovani faticano a cogliere questa realtà umana.

essere PER l’altro

Il massimo nella reciprocità implica tre livelli: essere CON l’altro

essere NELL’ altro

La relazione virtuale a cui sono abituati i nostri giovani accentua il carattere ambiguo, patologico della relazione.

La Scuola non è un’isola felice: ci sono relazioni positive, ma anche ambigue, ci sono derive patologiche. La risposta di fronte a questa costatazione non può essere la “paralisi”. Ci si deve attrezzare per chiamare con nome proprio le patologie.

RIDURRE l’ “educare” al solo accompagnamento, mi sembra RIDUTTIVO.

L’educare è un’azione “dinamica” richiede:

· Progettualità, condivisione per “far nascere insieme. Ci vuole volontà, progettualità, condivisione.

· Educare è un’azione sempre intenzionale

· E’ necessario avere sempre e costantemente chiaro l’obiettivo: verso quale modello di uomo educo?

· Più che emergenza, l’educare è un compito ordinario. Le emergenze sorgono improvvise, l’educare non mai un’azione improvvisa, meglio improvvisata. E’ un compito quotidiano, ordinario.

· “Emergenza educativa” .

NB: Nell’educare c’è una responsabilità personale ed una collettiva. E’ necessario recuperare il carico di responabilità che ci compete, ossia l’educare implica dare un senso, DARE RAGIONI PER VIVERE.

ATTENZIONE: chi viene nelle nostre scuole anche con linguaggi contradditori, ci chiede RAGIONI PER VIVERE.

Dinnanzi alla “sfida educativa”, attenzione a non costruire trincee di morte.

Si deve comiugare “domande di senso” e “relazione educativa”. Per uscire dall’emergenza educativa si deve coltivare una relazione educativa, cioè una RELAZIONE, che transita al suo interno da uno all’altro e nella reciprocità di un progetto di vita.

DOBBIAMO FORNIRE STRUMENTI critico-esistenziali utili per verificare se il progetto di vita è valido!

Rifiuto e accoglienza devono essere motivati; ad esempio rifiuto della storicità.

Ogni uomo ha un passato, vive OGGI e si proietta in un futuro: Assumere la storia come compito significa esercitare la responsabilità